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Fonti per le ricerche anagrafiche

Nota bene: di seguito si forniscono indirizzi e-mail e link a pagine Internet di altre istituzioni che sono stati controllati alla data dell'ultimo aggiornamento di questa pagina (gennaio 2008). L'Archivio di Stato di Milano non è responsabile di eventuali variazioni intervenute successivamente.

I registri anagrafici (nascita, matrimonio, morte) di Milano e dei comuni della diocesi ambrosiana dal 1770 al 1865 sono conservati presso l’Archivio storico diocesano, via San Calimero 13 - 20122 Milano, tel. 02.58499801, e-mail: archivio@diocesi.milano.it.

Dal 1866 ad oggi (con enormi lacune laddove si sono verificate calamità naturali) ciascun comune conserva i registri anagrafici della propria popolazione.

Per il Comune di Milano (e i cosiddetti "comuni aggregati", quali Affori, Greco, Bovisa, ecc.):

Qualsiasi ricerca anagrafica antecedente al 1770 va condotta negli archivi parrocchiali possibilmente conoscendo l’anno e la parrocchia di nascita perché la ricerca dia un qualche frutto.

Chi cerca notizie anagrafiche mediante la consultazione delle liste di leva deve tener presente che è necessario conoscere con certezza il luogo di residenza (e non di nascita) all’atto del compimento del 17° anno di età del soggetto indagato perché i comuni formano e compilano ogni anno le liste di leva dei cittadini maschi residenti in quel comune all’atto della chiamata obbligatoria.
L’Archivio di Stato di Milano conserva le liste di leva per gli anni 1874 - 1928.

Presso l'Archivio di Stato di Milano sono anche conservati i ruoli matricolari, le rubriche matricolari e i fogli matricolari dei comuni facenti parte dei Distretti militari di Milano, Lodi, Monza, Bergamo e Treviglio. Si tenga conto che la circoscrizione del Distretto militare di Milano corrisponde approssimativamente al territorio della provincia di Milano.
Per questo tipo di ricerche si veda, in questo sito, Ricerca di antenati attraverso le fonti dei Distretti militari.

Per la ricostruzione dell’albero genealogico della propria famiglia, si consiglia di partire dall’antenato più prossimo conosciuto e, mediante la consultazione dei registri anagrafici, risalire a ritroso nel tempo. Solo quando si è esaurita la fonte anagrafica in quanto non più conservata (si è quindi giunti, a ritroso, al XVIII o XVII secolo), si può passare alla ricerca mediante gli atti dei notai, purchè si sia in possesso (grazie alla consultazione delle fonti anagrafiche) del nominativo di un notaio. L’Archivio di Stato di Milano conserva gli atti in filza dei notai del Collegio notarile di Milano dalla fine del XIV secolo fino al 1894.

Con ogni probabilità i cittadini italiani per emigrare necessitavano di un visto o comunque di una particolare documentazione, rilasciata, a quanto parrebbe, o dai Tribunali o dalle Prefetture regie. Poter consultare questi documenti porterebbe alla soluzione di svariati problemi, quali ad esempio il riconoscimento oggi della cittadinanza italiana grazie ad avi italiani, la ricostruzione delle vicende familiari per figli e nipoti o bisnipoti di emigrati, ecc.

Per quanto riguarda Milano e il suo territorio, i certificati di buona condotta o i documenti di espatrio, se prodotti dal Tribunale, non sono mai stati versati all’Archivio di Stato di Milano, essendosi conservate, fino agli anni settanta (1970), esclusivamente le serie delle sentenze (civili, fallimentari, commerciali, graduazioni, penali), dei fascicoli processuali a campione, dei decreti ingiuntivi, dei registri-ruoli-rubriche, delle alienazioni (incomplete) del Tribunale di Busto Arsizio, e pochissimo altro (ma non le richieste dei certificati di buona condotta).

Seguendo l’indicazione della Prefettura quale alternativo organo produttore dei documenti di espatrio, si è indagato a lungo fra le carte del fondo Prefettura conservate presso l’Archivio di Stato di Milano, sia nella serie Atti amministrativi, sia in quella di Gabinetto, senza nulla rinvenire: nel fondo Prefettura - Atti amministrativi, categoria 13, fascicolo 3 titolato movimento di popolazione si trovano solo tabelle generali; in fascicolo 5, censimento generale della popolazione, ancora solo tabelle generali; in fascicolo 13, dal 1884 Stato Civile, nulla; in fascicolo 15 atti di stato civile, ci si è imbattuti in sporadici certificati di buona condotta, chiaramente, però, non conservati in serie sistematica e mai richiesti per l’espatrio (si segnala che l’indagine è stata condotta su un campione di 25 buste, tante sono quelle contenenti la categoria 13 per il decennio 1887-1897, preso a campione).

Ancor meno si è reperito fra le carte di Gabinetto, di più spiccato taglio politico, come pure fra quelle conservate nel fondo Questura, ugualmente indagato (impossibile reperire la serie completa delle richieste di certificati di buona condotta per l’espatrio se ancor oggi il massimario di scarto per gli atti prodotti dalle Questure prevede l’invio al macero delle richieste di passaporto, decorso il decennio).

Dal momento che frequentemente fra le carte di Prefettura si sono reperiti vuoti i fascicoli che avrebbero dovuto contenere tabelle di dati o notizie analitiche riferite a ogni singolo comune del circondario prefettizio milanese, si suppone che il Prefetto fosse tenuto a inviare i dati in tabella direttamente al Centro; per questo ci si è rivolti all’Archivio centrale dello Stato in Roma, il cui Soprintendente ha risposto in questi termini: i dati anagrafici degli emigranti non sono rilevabili in maniera sistematica nelle carte conservate in questo Istituto. I documenti del Ministero della Marina, Direzione generale della marina mercantile, div. Gente di mare, contengono relazioni, notizie sulle condizioni del viaggio affrontato dagli emigranti e quanto accaduto a bordo; i fascicoli relativi ai piroscafi spesso contengono il giornale sanitario del piroscafo, che veniva poi consegnato al capitano di porto.

Le carte Ministero dell’interno, Direzione generale della sanità pubblica, Atti amministrativi (1867 - 1930), offrono una testimonianza preziosa delle condizioni sanitarie degli emigranti, da cui si evidenzia la necessità di vaccinare gran parte degli emigranti, soprattutto i bambini; vengono descritte le varie malattie, spesso contagiose; si trovano inoltre le relazioni delle visite mediche effettuate sia a terra sia sulla nave prima che gli emigranti vengano ammessi al viaggio, e la conseguente disinfezione degli oggetti d’uso. Le 90 buste di questa serie, che comprendono gli anni dal 1896 al 1934, contengono i giornali di bordo dove il medico annotava puntualmente le notizie sanitarie delle persone che si erano rivolte alle sue cure e di coloro che avevano avuto necessità di ricovero in ospedale, le cure somministrate e l’esito della malattia. Tuttavia tutte queste fonti non consentono ricerche di tipo anagrafico poichè non contengono le liste dei passeggeri; infatti le capitanerie di porto ne rilasciavano copia saltuariamente – tali liste erano utilizzate generalmente per evidenziare la presenza di clandestini a bordo - e soltanto con la necessaria autorizzazione della direzione generale della marina (Soprintendente dell'Archivio centrale dello Stato – GL).

Quindi, nelle Capitanerie di Porto (soprattutto Genova, Napoli e Marsiglia) non si possono rinvenire i documenti di imbarco, che potrebbero figurare utili per una ricerca anagrafica, anche perché in base a quanto relazionato dal Soprintendente dell’Archivio Centrale dello Stato, le Capitanerie di Porto dipendono dalla Direzione Generale della Marina che, in quanto appartenente al Ministero della Difesa, non versa mai – per legge - i suoi documenti all’ACS.

Ricerca, indagine, elaborazione dati e testo a cura di Bernadette Cereghini, archivista di Stato, giugno 2001; revisione a cura di Giovanni Liva, archivista di Stato, giugno 2008.

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Data ultima modifica: 20/03/2012